La forza del fare?

 
 
Non so voi, ma continuo a vedere (in Bicocca, a Sesto SG e a Cologno) manifesti di Stefano Maullu, con la scritta "la Forza del Fare" ed il sito da visitare...
La cosa è curiosa di per sè e, se già non lo si conosce, viene proprio voglia di andare a vedere... La faccia è quella che rassicura, la sua figura, normale. 
 
Se giuà non lo si conosce, si scopre che è un consigliere regionale del PdL, con funzioni nella proteczione civile, e che si ricandida per la Regione Lombardia nella toranta elettorale ormai prossima.
 
Ora: pare che Stefano Maullu sia implicato in una faccenda di criminalità organizzata legata alla vicenda del Parco Sud, come si può evincere da questo link: http://www.rinopruiti.it/dblog/articolo.asp?articolo=1614 . Insomma Maullu, la "forza del malaffare"?
 
 
Una sede del comitato elettorale di Maullu si può "intercettare" a Cologno Monzese, in via Milano vicino a via Bolzano. Potreste recarvi lì a chiedere spiegazioni...
 
 
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SeL Cologno Monzese
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Il Comune di Milano insulta la memoria di Sandro Pertini

( via MicroMega )
 
C’è un limite alla vergogna dell’amministrazione comunale di Milano che dimentica il ventennale della morte di Sandro Pertini, il Presidente della Repubblica più amato, proprio nella Milano dove Pertini organizzò l’insurrezione partigiana contro il nazifascismo?
Evidentemente no 

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The Green Agenda

La responsabilità dell’autore: Erri De Luca


"Credo nel tentativo giorno dietro giorno di scippare ai poteri costituiti dei pezzi di verità. Oggi compito per me urgente è di sapere quanti stranieri sono stati uccisi a Rosarno nella caccia all’uomo. Nessuno: dice l’autorità. Il  giornalismo attuale, senza spirito di inchiesta non sa e non può smentire la menzogna. Torno al calzolaio: qui si tratta di fare un paio di scarpe buone alla verità scalza che non sa fare un passo."
Erri De Luca

Tratto da Nazione Indiana


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Sinistra Ecologia e Libertà
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Senza Politici

 
Lettera di Michele Santoro al DG della RAI Mauro Masi
 
 

Oggetto: Regolamento Elezioni Regionali 2010 

 

Gentile Direttore,

la legge istitutiva della par condicio prevede una netta distinzione tra programmi di comunicazione politica e programmi di informazione. Riguardo ai programmi di informazione la legge indica la necessità di adottare criteri specifici per quarantacinque giorni, tenendo conto della data di convocazione dei comizi elettorali.

In una sua delibera, l? AGCOM sottolinea che la  Corte Costituzionale ha stabilito come ‘le regole più stringenti che valgono per la comunicazione politica non si attaglino alla diffusione di notizie nei programmi di informazione’.

Sempre l?AGCOM ha fatto rilevare come  la Corte Costituzionale, a proposito dell’art. 2 della legge del 2000 sulla Par condicio abbia stabilito che non si possono trasporre i criteri dettati per la comunicazione politica nei programmi di informazione, che secondo la Corte ‘certamente costituiscono un momento ordinario, anche se tra i più caratterizzanti dell’attività radiotelevisiva’.

L?AGCOM ha concluso che ‘l’espressione diffusione di notizie’ secondo la Corte va intesa ‘nella sua portata più ampia, comprensiva quindi della possibilità di trasmettere notizie in un contesto narrativo-argomentativo ovviamente risalente alla esclusiva responsabilità della testata’.

L’AGCOM ha quindi concluso che le disposizioni in vigore per i programmi di comunicazione politica ‘non si applicano alla diffusione di notizie nei programmi di informazione’. Perché la Corte Costituzionale ha posto in rilievo come ‘il diritto all’informazione, garantito dall’articolo 21 della Costituzione, venga qualificato e caratterizzato, tra l’altro, sia dal pluralismo delle fonti cui attingere conoscenze e notizie’ così da porre il cittadino in condizione di compiere le proprie valutazioni avendo presenti punti di vista e orientamenti culturali e politici differenti ‘sia dall’obiettività e dall’imparzialità dei dati forniti, sia infine dalla completezza, dalla correttezza e dalla continuità dell’attività di informazione erogata’. ‘Il diritto alla completa ed obiettiva informazione del cittadino appare dunque’ ‘ prosegue la Corte ‘tutelato in via prioritaria soprattutto in riferimento a valori costituzionali primari, che non sono tanto quelli della pari visibilità dei partiti, quanto piuttosto quelli connessi al corretto svolgimento del confronto politico su cui in permanenza si fonda il sistema democratico’.

Il Regolamento della Commissione Parlamentare di Vigilanza, recentemente approvato, diversamente da quanto previsto dalla legge, e da quanto stabilito dalla Corte Costituzionale, sovrappone comunicazione politica (le cosiddette tribune) e informazione (i programmi d?approfondimento) con conseguenze molto gravi.

In primo luogo è intaccato il principio costituzionalmente rilevante della libertà d’espressione e irrimediabilmente ferita l?autonomia dei giornalisti.

In secondo luogo risulta limitato il diritto di cronaca  e viene operata una sospensione del  servizio pubblico del quale le trasmissioni come Annozero rappresentano un genere fondamentale.

In terzo luogo viene esautorato il Consiglio di Amministrazione, cui viene sottratta la funzione primaria di indirizzo sulla programmazione radiotelevisiva, viene danneggiata gravemente la Rai dal punto di vista economico, si altera la concorrenza a favore di Mediaset, si colpiscono le remunerazioni delle redazioni.

Ma soprattutto si conferma la tendenza, già in atto, ad ingabbiare i programmi di approfondimento informativi sottoponendoli, anche fuori dai periodi elettorali, a regole improprie. 

Per tutte queste ragioni io ritengo che la Rai dovrebbe resistere disapplicando le prescrizioni del Regolamento, rese in manifesta violazione  della lettera della legge sulla par condicio e in contrasto con le sentenze interpretative della Corte Costituzionale,  adottando il Regolamento precedentemente approvato dalla stessa Commissione.

Eventuali procedimenti sanzionatori sarebbero non solo contestabili, per le ragioni sopra accennate, ma consentirebbero al giudice di chiedere alla Corte Costituzionale di pronunciarsi sia su disposizioni che violano diritti costituzionalmente garantiti, sia sull’indebito sconfinamento della Commissione  che usa il Regolamento non per attuare la legge ma per modificarla, sostituendosi ai poteri legislativi dell’intero Parlamento.  

Per quanto attiene alle mie decisioni, Annozero potrà comunque continuare ad andare in onda con cadenza settimanale, senza politici, anche in giorni diversi dalla sua normale programmazione, per il periodo indicato, con obiettività, completezza e imparzialità .

Naturalmente l’Azienda potrà assumere decisioni diverse da quelle da me prospettate  assumendosene tutte le responsabilità.

 

Cordiali saluti

  Michele Santoro

 

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Nel link qui sotto il commento al Regolamento che l'Avvocato Paola Rizzo ha scritto per Annozero:

http://www.rai.it/dl/docs//%5B1266254635766%5DAVV_Rizzo.pdf  

Il segreto di Berlusconi

 

Il Times: “Il segreto di Berlusconi? E’ sempre lo stesso”

 
 

Cologno Monzese, esecutive le dimissioni del sindaco: arriva il commissario straordinario

 
( Notizia pubblicata in data: venerdì 11 dicembre 2009 sulla Rete Civica della Città di Cologno Monzese )
 

Il Sindaco è cessato dalla carica in seguito al mancato ritiro delle dimissioni presentate in data 17 novembre 2009.

Il Consiglio comunale è stato sospeso in attesa dello scioglimento definitivo.

La dott.ssa Maria Carmela Nuzzi -  nominata dal prefetto di Milano - è il Commissario straordinario per la provvisoria gestione dell'Ente. A lei sono stati conferiti i poteri che fino al 9 dicembre erano del consiglio comunale, del sindaco e della Giunta.

Il commissariamento durerà fino alla fine di marzo, quando si tornerà al voto.

La chiamata alle urne a Cologno Monzese coinciderà con le elezioni regionali, fissate per domenica 28 e lunedì 29 marzo 2010.

 

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Sinistra Democratica Cologno Monzese

Sinistra e Libertà
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“Lettera luterana a Italo Calvino” di Pier Paolo Pasolini

“Lettera luterana a Italo Calvino”
di Pier Paolo Pasolini
30 ottobre 1975

Tu dici (Corriere della Sera , 8 ottobre 1975): “I responsabili della carneficina del Circeo sono in molti e si comportano come se quello che hanno fatto fosse perfettamente naturale, come se avessero dietro di loro un ambiente e una mentalità che li comprende e li ammira”.
Ma perché questo?
Tu dici: ” Nella Roma di oggi quello che sgomenta è che questi esercizi mostruosi avvengono nel clima della permissività assoluta, senza più l’ombra di una sfida alle costruzioni repressive….”
Ma perché questo?
Tu dici: “… il pericolo vero viene dall’estendersi nella nostra società di strati cancerosi…”
Ma perché questo?
Tu dici: “Non c’è che un passo dall’atonia morale e dalla irresponsabilità sociale (di una parte della borghesia italiana, tu dici) alla pratica di seviziare e massacrare…”
Ma perché questo?
Tu dici: ” Viviamo in un mondo in cui l’escalation nel massacro e nella umiliazione della persona è uno dei segni più vistosi del divenire storico (onde criminalità politica e criminalità sessuale sembrano in questo caso definizioni riduttive e ottimistiche, tu dici)”.
Ma perché questo?
Tu dici ” I nazisti possono essere largamente superati in crudeltà in ogni momento”
Ma perché questo?
Tu dici ” In altri paesi la crisi è la stessa, ma incide in uno spessore di società più solido”
Ma perché questo?


Io sono più di due anni che cerco di spiegarli e volgarizzarli questi perché. E sono finalmente indignato per il silenzio che mi ha sempre circondato. Si è fatto solo il processo a un mio indimostrabile refoulement cattolico. Nessuno è intervenuto ad aiutarmi ad andare avanti ed approfondire i miei tentativi di spiegazione. Ora, è il silenzio, che è cattolico. Per esempio il silenzio di Giuseppe Branca, di Livio Zanetti, di Giorgio Bocca, di Claudio Petruccioli, di Alberto Moravia, che avevo nominalmente invitato a intervenire in una mia proposta di processo contro i colpevoli di questa condizione italiana che tu descrivi con tanta ansia apocalittica: tu, così sobrio. E anche il tuo silenzio a tante mie lettere pubbliche è cattolico. E anche il silenzio dei cattolici di sinistra è cattolico (essi, dovrebbero avere finalmente il coraggio di definirsi riformisti, o con più coraggio ancora luterani. Dopo tre secoli sarebbe ora).
Lascia che ti dica che non è cattolico, invece, chi parla e tenta di dare spiegazioni magari dal vivo, e circondato dal profondo silenzio. Non sono stato capace di starmene zitto, come non sei capace di startene te zitto tu ora. “Bisogna aver molto parlato per poter tacere ” (è uno storico cinese che, stupendamente, lo dice.) Dunque parla una buona volta. Perché?

Tu hai steso un cahier de doléance in cui sono allineati fatti e fenomeni a cui non dai spiegazioni, come farebbe Lietta Tornabuoni o un giornalista sia pure indignato della Tv. Perché?

Eppure io ho anche da ridire sul tuo cahier, al di fuori della mancanza dei perché.
 
Ho da ridire che tu crei dei capri espiatori, che sono: “parte della borghesia”, “Roma”, “i “neofascisti”.
 
Risulta evidente da ciò che tu ti appoggi a certezze che valevano anche prima. Le certezze che ti dicevo in un’altra lettera che ci hanno confortato e anche gratificato in un contesto clerico-fascista. Le certezze laiche, razionali, democratiche, progressiste. Così come esse sono non valgono più. Il divenire storico è divenuto, e quelle certezze son rimaste com’erano.
 
Parlare ancora come colpevole di “parte della borghesia” è un discorso antico e meccanico perché la borghesia, oggi, è nel tempo stesso troppo peggiore che dieci anni fa, e troppo migliore. Tutta. Compresa quella dei Parioli o di San Babila. È inutile che ti dica perché è peggiore (violenza, aggressività, dissociazione dall’altro, razzismo, volgarità, brutale edonismo) ma è inutile che ti dica perché è migliore (un certo laicismo, una certa accettazione di valori che erano solo di cerchie ristrette, votazioni al referendum, votazioni al 15 giugno).
Parlare come colpevole della città di Roma, è ripiombare nei più puri anni cinquanta, quando torinesi, milanesi (friulani) consideravano Roma il centro di ogni corruzione: con aperte manifestazioni razzistiche. Roma con i suoi Parioli, non è affatto peggiore di Milano col suo San Babila, o di Torino.
Quanto ai neofascisti (giovani) tu stesso ti sei reso conto che la loro nozione va immensamente allargata: e la possibile crudeltà nazista di cui parli (e di cui da tanto vado parlando io) non riguarda solo loro.
 
Ho da ridire anche su un altro punto del “cahier” senza perché .
 
Tu hai privilegiato i neofascisti pariolini del tuo interesse e della tua indignazione, perché sono borghesi, La loro criminalità ti pare interessante perché riguarda i nuovi figli della borghesia. Li porti dal buio truculento della cronaca alla luce dell’interpretazione intellettuale, perché la loro classe sociale lo pretende. Ti sei comportato – mi sembra – come tutta la stampa italiana, che negli assassini del Circeo vede un caso che la riguarda, un caso, ripeto, privilegiato. Se a fare le stesse cose fossero stati dei “poveri” delle borgate romane, oppue dei poveri immigrati a Milano o a Torino, non se ne sarebbe parlato tanto in quel modo. Per razzismo. Perché i “poveri” delle borgate o i “poveri” immigrati sono considerato delinquenti a priori.
 
Ebbene i “poveri” delle borgate romane e i “poveri” immigrati, cioè i giovani del popolo, possono fare e fanno effettivamente (come dicono con spaventosa chiarezza le cronache) le stesse cose che hanno fatto i giovani dei Parioli: e con lo stesso identico spirito, quello che è oggetto della tua “descrittività”.
I giovani delle borgate di Roma fanno tutte le sere centinaia di orge (le chiamano “batterie”) simili a quelle del Circeo; e inoltre, anch’essi drogati.
L’uccisione di Rosaria Lopez è stata molto probabilmente preterintenzionale (cosa che non considero affatto un’attenuante): tutte le sere, infatti, quelle centinaia di batterie implicano un rozzo cerimoniale sadico.
 
L’impunità di tutti questi anni per i delinquenti borghesi e in specie neofasciti non ha niente da invidiare all’impunità dei criminali di borgata. (I fratelli Carlino, di Torpignattara, godevano della stessa libertà condizionale dei pariolini.) Impunità miracolosamente conclusasi in parte con il 15 giugno.
Cosa dedurre da tutto questo? Che la “cancrena” non si diffonde da alcuni strati della borghesia (romana) (neofascista) contagiando il paese e quindi il popolo. Ma che c’è una fonte di corruzione ben più lontana e totale. Ed eccomi alla ripetizione della litania.
 
È cambiato il “modo di produzione” (enorme quantità, beni superflui, funzione edonistica). Ma la produzione non produce solo merce, produce insieme rapporti sociali, umanità. Il “nuovo modo di produzione” ha prodotto quindi una nuova umanità, ossia una “nuova cultura” modificando antropologicamente l’uomo (nella fattispecie l’italiano). Tale “nuova cultura ha distrutto cinicamente (genocidio) le culture precedenti: da quella tradizionale borghese, alle varie culture particolaristiche e pluralistiche popolari. Ai modelli e ai valori distrutti essa sostituisce modelli e valori propri (non ancora definiti e nominati): che sono quelli di una nuova specie di borghesia. I figli della borghesia sono dunque privilegiati nel realizzarli, e, realizzandoli (con incertezza e quindi con aggressività), si pongono come esempi a coloro che economicamente sono impotenti a farlo, e vengono ridotti appunto a larvali e feroci imitatori. Di qui la loro natura sicaria, da SS. Il fenomeno riguarda così l’intero paese. E i perché sono ben chiari. Chiarezza che certo, lo ammetto, non risulta da questa tabella che ho qui stilato come un telegramma. Ma tu sai bene come documentarti, se vuoi rispondermi, discutere, replicare. Cosa che finalmente pretendo che tu faccia.

 

NB
. I politici sono difficilmente recuperabili a una tale operazione. La loro è una lotta per la pura sopravvivenza. Devono trovare ogni giorno un aggancio per restare attaccati e inseriti là dove lottano (per sé o per gli altri, non importa). La stampa rispecchia fedelmente la quotidianità, il vortice in cui sono presi e travolti. E rispecchia anche fedelmente le parole magiche, o i puri verbalismi, cui sono attaccati riducendovi le prospettive politiche reali (”morotei”, “dorotei”, “alternativa”, “compromesso”, “giungla retributiva”). I giornalisti autori di tale rispecchiamento sembrano essere complici di tale pura quotidianità, mitizzata (come sempre la “pratica”) in quanto “seria”. Manovre, congiure, intrighi, intrallazzi di Palazzo passano per avvenimenti seri. Mentre per uno sguardo appena un po’ disinteressato non sono che contorcimenti tragicomici e, naturalmente, furbeschi e indegni.
I sindacalisti non possono essere di maggiore aiuto. Lama, sotto cui tutti i facitori di opinione hanno preso l’abitudine di accucciarsi come cagnette in fregola sotto il cane, non saprebbe dirci nulla. Egli è uguale e contrario, ossia contrario e uguale a Moro, con cui tratta. La realtà e le prospettive sono verbali: ciò che conta è un oggi arrangiato. Non importa se Lama è costretto a questo, mentre i democristiani vivono di questo. Oggi pare che solo platonici intellettuali (aggiungo: marxisti) – magari privi di informazione, ma certo privi di interesse e di complicità – abbiano qualche probabilità di intuire il senso di ciò che sta veramente succedendo: naturalmente però a patto che tale loro intuire venga tradotto – letteralmente tradotto – da scienziati anch’essi platonici, nei termini dell’unica scienza la cui realtà è oggettivamente certa come quella della Natura, cioè l’Economia politica.
Il Mondo, 30 ottobre 1975.

Bianco Natal

Leggo, rabbrividisco e inoltro...
 
 
"Il Natale bianco che insulta tutti noi" di Francesca Comencini
 
 
Caro direttore, leggo sui giornali dell'operazione "White Christmas", messa in atto dal sindaco di Coccaglio, che consiste nell'individuare, casa per casa, tutte le persone straniere non in regola e cacciarle, in vista del Natale. La notizia mi colpisce, non solo per l'idea di accoglienza, di cittadinanza e di cristianità che la sottende, ma anche perché Coccaglio è il luogo dove riposano i miei nonni, Cesare Comencini e Mimì Hefti Comencini. Per loro mi sento in obbligo di scrivere questa lettera.

Mia nonna, figlia di una famiglia svizzera tedesca, si innamorò di mio nonno Cesare e per sposarlo dovette combattere contro tutti i pregiudizi di cui gli italiani erano vittime nel suo paese. Gli svizzeri tedeschi non amavano gli italiani, li consideravano sporchi, primitivi, ne avevano paura, al massimo li impiegavano nelle loro fabbriche o per pulire le loro case. Ma mia nonna non cedette, si sposò con il suo Cesare e venne a vivere in Italia.
Mio nonno era di origini modeste, ma con molti sacrifici era riuscito a laurearsi in ingegneria. Tuttavia in Italia non riusciva ad assicurare una vita sufficientemente degna a sua moglie, e ai loro due figli che nel frattempo erano nati, mio padre, Luigi, e suo fratello Gianni. Vivevano a Salò, dove gli affari andavano molto male. Un giorno mio nonno decise di emigrare in Francia, aveva sentito che lì si compravano terre a basso prezzo, perché i francesi abbandonavano la campagna, e per ogni due francesi c'era un italiano. Così partirono.

La loro vita in Francia non fu facile, i miei nonni, poco esperti dei lavori agricoli, dovettero imparare tutto. Nel suo libro, “Infanzia, vocazione e prime esperienze di un regista”, mio padre racconta: “Ora riesce difficile immaginare com'era la nostra vita nelle campagne del Sud-ovest francese. Non avevamo né luce, né acqua corrente. Ma avevamo il pianoforte. Ogni sera, dopo cena, mio padre sedeva in poltrona, e, cullato dalla musica di mia madre, lentamente sprofondava nel sonno”. A scuola, mio padre, che quando arrivò in Francia aveva sei anni, veniva sempre messo da solo all'ultimo banco, e regolarmente chiamato “Macaroni”, come in Francia venivano chiamati gli immigrati italiani. Fu mio nonno Cesare a soffrire più di tutti per la lontananza dall'Italia. Mio padre ricorda che si era costruito una radio a galena, che tutte le sere si ostinava a cercare di far funzionare. Quando mio nonno si ammalò iniziò a dire “non voglio morire in Francia, non voglio morire in Francia”. Così mia nonna lo riportò a casa, in Italia, da suo fratello, a Coccaglio.

Fu sepolto nel piccolo cimitero di Coccaglio, dove molti anni dopo lo raggiunse mia nonna, che dopo la sua morte era rimasta a vivere in Italia, a Milano. I miei nonni sapevano cos'è lasciare il proprio paese per poter lavorare, cos'è essere stranieri, sapevano cos'è la dignità da salvare, per sé e per i propri figli.
Al funerale di mia nonna ricordo che mio padre lesse quel brano del Vangelo secondo Matteo in cui Gesù dice “Ama il prossimo tuo come te stesso”.

Mia nonna era credente a modo suo, di religione Valdese. Ricordo un giorno, un venerdì santo, era venuta a trovarci a Roma per Pasqua, e io la trovai in camera sua, che piangeva piano e quando le chiesi perché mi rispose, asciugandosi in fretta gli occhi con il fazzoletto che teneva sempre nella manica del suo golfino: “Penso a Gesù, a come doveva sentirsi solo e impaurito nel giardino di Getsemani”.

I miei nonni riposano nel cimitero di Coccaglio, che non è solo la casa di chi provvisoriamente ne amministra il comune in questi anni, ma è stata anche la loro, e quindi ora è un po' la mia e di tanti altri, che, come me, discendono da chi ha dovuto lasciare l'Italia per lavorare, con fatica, dolore, umiliazione.
E sono sicura che i miei nonni, se potessero alzarsi e sorgere dalla memoria, condannerebbero chi ha osato inventare l'operazione "White Christmas". A nome loro, tramite queste righe, lo faccio io.

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Sinistra Democratica Cologno Monzese
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"Niente regali alle mafie, i beni confiscati sono cosa nostra"

 

( Sinistra Democratica Cologno Monzese: http://twitter.com/sdcologno )

 


 

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Ciao a tutte/i

venerdì 13 Novembre il Senato ha approvato, all'interno della legge finanziaria per il 2010, un emendamento che modifica la "legge Rognoni-La Torre" sulla confisca dei beni ai mafiosi.

Grazie a questo emendamento sarà possibile la vendita dei beni confiscati, una modifica sostanziale rispetto ai principi della legge 109/96 che permette oggi il riutilizzo sociale.

Più di dieci anni fa tutti insieme abbiamo raccolto un milione di firme che spinsero la legge 109/96 verso un approvazione all'unanimità, affermando il principio che le "mafie restituiscono il maltolto", grazie ad un riutilizzo sociale che divenisse il motore per il riscatto sia economico che sociale dei territori.

Con l'emendamento proposto si mette seriamente a rischio questa possibilità. Svendendo i beni confiscati non si fa altro che favorire i clan, che potrebbero riacquistare i beni tramite prestanomi e riciclando soldi sporchi.

 

E' importante una nostra mobilitazione e di tutto il mondo dell'antimafia sociale. Il disegno di legge si appresta ad arrivare alla Camera per l'approvazione definitiva, urge attivarsi affinché il Parlamento ritiri questo emendamento e dia applicazione alla norma che prevede la confisca dei beni anche per i reati di corruzione.

E' già online l'appello per il ritiro dell'emendamento che vi preghiamo di diffondere il più possibile per farlo firmare. Basta entrare sul sito di Libera (http://www.libera.it) e firmare.

E' anche possibile stampare l'appello in allegato farlo firmare per poi farlo pervenire alle sedi nazionali e/o territoriali di Libera.

Questa operazione è concentrata da qui agli inizi di dicembre, quando si discuterà l'emendamento sulla vendita dei beni confiscati.

 Ci saranno inoltre delle mobilitazioni a sostegno dell'appello:

 Martedì 24 Novembre a Roma, presso la bottega della legalità "Pio La Torre" in via dei Prefetti 23, alle ore 11:00 organizzeremo "un'asta simbolica" dove "svenderemo" alcuni beni confiscati alla presenza di personalità del mondo della cultura e dell'informazione.

 Sabato 28 Novembre, invece si svolgeranno in tutta Italia iniziative per distribuire l'appello e raccogliere le firme per il ritiro dell'emendamento. Sul sito di Libera trovate tutti gli aggiornamenti sui luoghi e gli orari che sono in via di definizione.

 

Grazie a tutti, diffondete l'appello da firmare il più possibile, e mettiamoci in movimento!!

 

Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie

Per adesioni e/o info

www.libera.it

+39 06/69770326

organizzazione@libera.it